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Anche quest’anno la sottosezione U.N.I.T.A.L.S.I. di Sondrio ha organizzato per il 18-19 febbraio, uno speciale fine settimana sulle nevi della Valtellina e della Valmalenco, con giochi, divertimento, momenti di convivialità e preghiera. Le cosiddette “Unitalsiadi” sono da qualche anno un appuntamento fisso, dedicato agli amici disabili, ma anche a tutti i soci e i volontari.
Nella giornata di sabato i partecipanti, provenienti dalle sottosezioni di Como, Lecco, Pavia, Saronno e Varese, sono stati accolti presso l’Hotel Salyut di Berbenno e in seguito condotti in visita alla Fondazione Fojanini; in quest’occasione sono state mostrate agli ospiti alcune diapositive relative alla storia della Valtellina e ad alcune specie vegetali diffuse nel territorio. La giornata si è conclusa con la celebrazione della S. Messa nella chiesa Parrocchiale di Berbenno e la visione della commedia dialettale dal titolo “Che vèspee per quei dànee”, della “Cumpagnia dal Fil de Fer” di Dubino.
L’indomani, domenica 19 febbraio, si sono tenuti i giochi sulla neve all’Alpe Palù, che hanno visto il coinvolgimento in prima persona dei disabili, ma anche dei volontari e dei soci dell’Unitalsi, in una specie di “gioco d’inclusione” in cui nessuno è escluso e il cui trofeo non è altro che la condivisione. Al termine dei giochi tutti i partecipanti sono stati premiati con una medaglia in ricordo della splendida giornata e la sezione lombarda ha voluto mettere in palio un viaggio a Lourdes in onore di un caro amico e volontario dell’U.n.i.t.a.l.s.i, Nino, deceduto lo scorso gennaio a causa di una malattia.
In un’occasione come questa non è stato difficile far riaffiorare alla memoria le parole pronunciate dal Santo Padre, lo scorso giugno, in occasione del Giubileo dei disabili: «Quale illusione vive l’uomo di oggi quando chiude gli occhi davanti alla malattia e alla disabilità! Egli non comprende il vero senso della vita, che comporta anche l’accettazione della sofferenza e del limite. Il mondo non diventa migliore perché composto soltanto da persone apparentemente “perfette”, ma quando crescono la solidarietà tra gli esseri umani, l’accettazione reciproca e il rispetto».
In un’epoca in cui la cura del corpo è divenuta mito di massa, si è creata, nostro malgrado, la tendenza ad oscurare ciò che è imperfetto, perché considerato d’ostacolo alla felicità e alla serenità dell’uomo.
Forse la sfida a cui siamo chiamati oggi è proprio questa: provare ad andare incontro a chi ha una diversità che giudichiamo “grande” e magari anche scomoda. È certamente una sfida che tuttavia, contrariamente a quello che siamo portati a pensare, non comporta dei rischi, ma un arricchimento del nostro mondo interiore. Penso che sia un’iniziativa sia a carattere ludico che spirituale in cui disabili e accompagnatori vivono due giorni divertenti in montagna a contatto con la neve e condividono l’amore unitalsiano. La felicità che si respira è percepibile in modo molto forte.

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